Ubirr, arte rupestre australiana

di
Dalla cima di Ubirr, Australia © Andrea Lessona

Dalla cima di Ubirr, Australia © Andrea Lessona

Roccia emersa dalla pianura alluvionale di Nadab, Ubirr è scrigno d’arte rupestre australiana: tra le rughe dei suoi rifugi naturali custodisce gelosa diverse pitture dei primi abitanti dell’isola continente, alcune delle quali vecchie di migliaia di anni.

È qui, nella regione incisa dal fiume East Alligator nel Parco Nazionale di Kakadu che il Dream Time, il Tempo del Sogno, vive ancora: biblioteca non scritta ma vergata d’ocra e sangue per raccontare un popolo e la sua storia.

Per questo motivo ho attraversato il Territorio del Nord e la sua bellezza selvaggia: per vedere da vicino i più bei esempi d’arte rupestre australiana come i barramundi, i pesci gatto, le triglie, le tartarughe dal collo lungo, gli opossum e i wallaby.

Partito dalla cittadina di Jabiru, ho percorso i quaranta chilometri d’asfalto che la dividono da Ubirr: e sono arrivato all’ingresso del sito. Lì, cartelli piantati nel secco del terreno, mostrano il percorso da seguire.

I ranger del parco hanno lasciato note a margine perché l’immondizia sia gettata negli appositi contenitori del parcheggio e nemmeno una goccia d’alcol sia portata né consumata lungo il sentiero dove sono custoditi i resti d’arte rupestre australiana.

Così, seguendo le indicazioni, sono arrivato davanti ai dipinti di Mabuyu: raccontano una storia dei Proprietari Tradizionali che ammoniscono gli “ascoltatori” contro il furto delle loro proprietà.

Poi ho raggiunto la Galleria Principale: è l’area più fotografata di Ubirr con i miglior esempi d’arte rupestre australiana. Qui ho visto dipinti di uomini bianchi con le mani sui fianchi, e, in alto, gli spiriti Mimi: sono così sottili da poter scivolare dentro e fuori le crepe della roccia.

Secondo la spiegazione fornitami da un ranger, aborigeno come tutti i suoi colleghi del sito, è che siano state queste stesse entità a disegnarsi portando, coi loro poteri soprannaturali, la roccia sino al livello del suolo.

Alla fine settentrionale della Main Gallery ho ammirato il dipinto di un tilacino, o tigre della Tasmania: l’animale si estinse nella zona circa duemila anni or sono. La sua raffigurazione dimostra l’antichità di questo esempio d’arte rupestre australiana.

Salendo il sentiero, ho raggiunto Namarrgarn Sisters: la storia disegnata di due sorelle divenute coccodrilli ammonisce questa volta i più piccoli sulla pericolosità mortale degli alligatori.

Col fiato corto ho raggiunto la sommità di Ubirr: dal suo promontorio ho visto distendersi la pianura alluvionale di Nadab sino a dove l’orizzonte sfoca nel caldo torrido del Parco Nazionale di Kakadu.

Dopo essere disceso dal promontorio, ho percorso l’ultimo tratto del sentiero e ho raggiunto la Galleria del Serpente Arcobaleno: è il sito più sacro del complesso e un posto per sole donne. La regola, però, non è così ferrea per i turisti non indigeni.

Questo luogo è stato visitato dal Serpente Arcobaleno o “Garranga’rreli”, durante il suo viaggio attraverso l’estremità superiore dell’Australia. Mentre attraversava il paese nel Sogno ha “cantato” le rocce, le piante, gli animali e le persone dentro l’esistenza.

Il sentiero, o la via dei canti, è ancora un percorso sacro per i popoli indigeni che vivono nel Territorio del Nord. Ecco perché, per loro, Ubirr è davvero uno scrigno d’arte rupestre australiana.

Per approfondire:
Wikipedia
La regione di Ubirr

I commenti all'articolo "Ubirr, arte rupestre australiana"

Scrivi il tuo commento tramite

Loading Facebook Comments ...
Loading Disqus Comments ...