Parco Nazionale di Kakadu, scrigno australiano

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Il Parco Nazionale di Kakadu visto dall'aereo © Andrea Lessona

Il Parco Nazionale di Kakadu visto dall'aereo © Andrea Lessona

L’aereo sorvola basso il Parco Nazionale di Kakadu, meraviglia distesa di terra selvaggia ed estrema: venti mila chilometri di piane alluvionali, fitta vegetazione monsonica e savane erbose che custodiscono i tesori preziosi del Territorio del Nord e di tutta l’Australia.

Da quassù riesco appena a immaginare questa immensità proclamata Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco sia per motivi naturali che culturali, scrigno di storia e cultura aborigena preservata nei millenni e sopravvissuta all’invasione bianca.

Decollato dal campo del Davidson’s Arnhem Land Safaris, il piccolo velivolo a elica ha iniziato a mostrarmi dal finestrino la bellezza del Parco Nazionale di Kakadu. Seduto su uno dei suoi sei sedili stretti, lo sguardo stupito attraverso il finestrino, ho intuito ciò che scoprirò all’arrivo.

Gole profonde incise dalla foresta pluviale, bracci di fiume – i billabongs – vestiti di ninfee e roccia antica dove gli aborigeni hanno dato vita alle prime gallerie d’arte rupestre: storie dipinte per rendere immortale la Terra del Sogno.

Mentre teneva dolce la cloche, il pilota mi ha spiegato parlando con le cuffie microfonate che il Parco Nazionale di Kakadu è stato proclamato tale in diverse fasi tra il 1979 e il 1991. Il suo nome deriva da Gagudju, una lingua autoctona parlata al nord all’inizio del ventesimo secolo.

I primi esploratori bianchi ad arrivare nell’800 furono Ludwig Leichhardt e John McKinlay. A inizio 900, gli europei cominciarono a spingersi nella zona in cerca d’oro e per cacciare bufali. La fine della miniere e la scarsa ricchezza di pellicce decretarono la fine di una ricchezza usurpata.

Così nel 1976 il territorio fu restituito agli aborigeni. I nativi, che qui vivono numerosi più che in ogni altra parte della nazione, l’affittarono al Governo Australiano per preservare il Parco Nazionale di Kakadu. La zona è troppo importante non solo da un punto di vista storico-culturale ma anche vegetale e animale.

Basti pensare che ci sono 75 differenti tipi di rettili, 26 tipi di pipistrello, dieci mila specie di insetti, 25 specie di rane e oltre 55 tipi di pesci di acqua dolce. I quattro fiumi presenti durante il periodo delle piogge diventano un solo immenso lago.

La foresta del Parco Nazionale di Kakadu ha alberi di piccolo fusto, tipico del Nord dell’Australia, con un colore marrone molto vivo, quasi rosso. Durante il periodo delle precipitazioni tutto muta e i duemila tipi di piante diventano verde intenso.

Un verde tagliato da poco asfalto: quello delle due sole strade per arrivare qui, la Arnhem Hwy (numero 36) e la Kakadu Hwy (numero 21) che si incontrano a nord di Jabiru, l’unico centro urbano presente all’intero del parco a 255 chilometri da Darwin, la capitale del Territorio del Nord.

È lì, nel piccolo villaggio, che l’aereo è diretto: e mentre il pilota finisce di raccontarmi la storia del Parco Nazionale di Kakadu, io continuo a guardarlo dall’alto contando i minuti che mi separano da questa meraviglia distesa di terra selvaggia ed estrema.

Per approfondire:
Wikipedia
Wikitravel

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