Katherine Gorge, tra le 13 gole australiane

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I colori sfumati dei canyon di Katherine Gorge © Andrea Lessona

I colori sfumati dei canyon di Katherine Gorge © Andrea Lessona

Nel Parco Nazionale di Katherine Gorge, dita d’acqua si allungano dense tra le alte pareti d’arenaria: il loro flusso primordiale le incide e forma 13 gole, labirinto di roccia e natura selvaggia in cui scoprire tracce dell’antica e misteriosa cultura aborigena.

Dalla prua della barca le vedo aprirsi davanti a me, sipario rosso fuoco posato sui 180 mila ettari di questa terra che appartiene alla popolazione dei Jawoyn: sono loro, insieme al governo del Territorio del Nord australiano, a gestire la riserva naturale a 350 chilometri dalla città di Darwin.

Katherine Gorge venne dichiarato Parco Nazionale nel 1962. Poi nel 1989 dopo che gli aborigeni ne rientrarono legalmente in possesso lo rinominarono Nitmiluk. Così, oggi, questa terra ha due nomi per raccontare un’unica travolgente bellezza selvaggia.

Per scoprirla si può camminare tra i sentieri erosi dal tempo sin sopra le cime dei canyon, affittare un elicottero per avere una visione d’insieme dall’alto, oppure navigare le prime due delle 13 gole con una barca. Come sto facendo io.

Mi sono imbarcato da uno dei moli di Katherine: l’unica città del Parco prende nome dal fiume che attraversa la zona. Da lì è stato un divenire denso di emozioni: il ritmo lento mi ha permesso di vedere le sfumature delle pareti rocciose mutare nel mutare del sole.

Gli alberi di piccolo fusto, tipici del Top End, ne hanno attenuato un po’ l’intensità. Poi, mentre la barca continuava ad avanzare nelle prima delle 13 gole ho visto alcuni uccelli volare nel cielo blu.

Appartengono alle 150 specie che vivono qui e che, soprattutto nella stagione delle piogge, fendono le cime. In quella secca, invece, se ne vedono pochi. In compenso i canyon di Katherine Gorge sono navigabili: cosa che durante il periodo invernale è impossibile.

Le acque si gonfiano impetuose e l’imbarcazione con passeggeri, la stessa su cui sono io, e ancora meno le canoe possono solcarle. In quel periodo dell’anno solo i coccodrilli d’acqua dolce che qui vivono dall’inizio dei tempi tornano sovrani incontrastati.

Nonostante il forte desiderio, non sono riuscito a vederne nessuno durante il primo tratto di Katherine Gorge. Spero nel secondo: infatti dopo essere disceso dalla barca e aver camminato lungo un marciapiede naturale salgo a bordo di una seconda imbarcazione.

Anch’essa come la prima scivola calma sino a dove le acque si fanno così basse da dover tornare indietro mentre il sole scende piano dietro i canyon. Nuovi passi camminati sulla banchina mi mostrano pareti sfumate di un rosso più vivo.

Alla fine del percorso salgo sulla barca che mi aveva portato a scoprire la prima delle 13 gole di Katherine Gorge. In coperta sono comparsi tavoli imbanditi: preludio della cena servita nei colori del tramonto riflessi sull’acqua.

Per approfondire:
Wikipedia
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