Bush australiano, Arnhem Land

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Camminando nel bush australiano di Arnhem Land © Andrea Lessona

Camminando nel bush australiano di Arnhem Land © Andrea Lessona

Occhi cerbiatto e gambe gazzella, Bridget cammina svelta il bush australiano di Arnhem Land. Sguardo attento e passo giovane salta la roccia d’arenaria umida, supera gli arbusti spinosi, evita le spaccature ancestrali del Territorio del Nord.

Quasi corre, Bridget Jane Thomson: laureata alla Trobe University di Melbourne, è la guida sbarazzina dalle trecce bionde di Mount Borradaile – landa meraviglia distesa lungo i confini orientali del Parco Nazionale di Kakadu.

Questa zona del bush australiano appartiene da sempre alla famiglia di Charlie Mangulda. Ancora di più da quando il governo di Canberra gliel’ha restituita dopo essersene appropriato. Nel mezzo di un apparente nulla, l’ultimo rappresentatnte dei Ulba Bunidj ha creato il safari Lodge.

Lo ha realizzato nel 1986 insieme a Max Davidson: uomo bianco, avventuriero, cacciatore, “balanda” – come gli aborigeni chiamano quelli che non appartengono alle loro tribù.

Durante la stagione secca, i visitatori arrivano qui, angolo estremo di bush australiano, su piccoli aerei partiti dalle città di Darwin o Jabiru. Si rifocillano nella foresteria dall’ottima cucina. Si rilassano nella piscina appena liberata dalle zanzare elicottero. Dormono nei bungalow di lamiera contro cui i dingo sfregano odore e curiosità, la notte.

Notte di stelle ferme e luminose che accendono il cielo profondo, dove solo La Croce del Sud vola. Sembra un sogno da vivere e scoprire nel Tempo del Sogno – dimensione prima della creazione che non è del passato ma di un mondo parallelo.

“Dreamtime”, dice Bridget. Lo dice con quegli occhi cerbiatto e il suo accento aussie irresistibile. Inflessione ammaliatrice che vince la fatica stanca e mi porta su e giù per il bush australiano di Arnhem Land ead attraversare i billabongs, i tratti di fiume in cui abita il salty crocodile – sette metri feroci da farne il rettile più grande al mondo.

Nel pericolo sempre presente, è compagno di zanzare sanguisuga e rane velenose. Ma anche di aquile maestose, uccelli di Gesù che danzano sulle acque dense di ninfee, e dei Jabiru – cicogne eleganti dai passi lenti e cadenzati.

Gli stessi che ora Bridget Jane Thomson, dopo aver guidato la jeep sino a dove la strada finisce, cammina rispettosa mentre la seguo dentro le gallerie rupestri in cui si trovano ancora oggetti e sepolture, tra le più preziose del bush australiano.

Impronte di mani ci indicano “terrazze” di roccia sino a incontrare il “Rainbow Serpent”, il più grande d’Australia. Incrocio dipinto tra un drago e un serpente, risale a circa 1.500 anni fa: è il principio della creazione, ricreato ocra e bianco in una grotta scura.

Lasciata la penombra, la mia guida mi mostra quanto e come il bush australiano di Mount Borradaile sia vita viva. E tra le sue rocce di 1,6 miliardi di anni – le più antiche della Terra – si possa trovare il necessario.

Piccole pozze di acqua potabile, bacche che contengono vitamina C e patate. E poi, loro: le formiche verdi. Bridget ne assaggia la parte estrema che sa di menta. Toccandosi le trecce bionde sotto il cappello di pelle, mi invita con i suoi occhi cerbiatto: “Vuoi assaggiare?”.

Per approfondire:
Wikipedia
Wikipedia

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