Aborigeni australiani, i Jawoyn

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Aborigeni australiani mentre suonano i didgeridoo © Andrea Lessona

Aborigeni australiani mentre suonano i didgeridoo © Andrea Lessona

Soffio di vita soffiata in un respiro circolare, il didgeridoo racconta la storia dei Jawoyn: musica e parole attraversano insieme questo strumento particolare per rivelare gli aborigeni australiani che vivono a Nitmiluk, nel Territorio del Nord.

Seduto nell’ombra fresca del Cicada Lodge, il resort di loro proprietà gestito secondo standard occidentali, ne ascolto la voce profonda suonata da un bimbo e due uomini – i soli, secondo tradizione, cui è concesso usare il ramo di eucalipto scavato dalle termiti e vergato da simboli ancestrali.

Di età diversa, i tre maschi sono esponenti dei 17 clan che costituiscono la Nazione Jawoyn: memoria viva delle oltre duecento tribù di aborigeni australiani che abitavano l’isola continente prima dell’arrivo degli europei.

Dal 1989, quando il governo di Canberra ha restituito loro questa terra, ne hanno cambiato nome: così il Parco Nazionale di Katherine è diventato quello di Nitmiluk. Che nell’antica lingua significa cicala. Proprio come il lodge di cui son ospite.

Ma se il denaro che ne deriva è necessario per vivere, le tradizioni che tramandano il sapere lo sono altrettanto. Così il più anziano di questi aborigeni australiani dopo aver posato il didgeridoo mi fa vedere come dipinge.

Disegni di figure ancestrali e animali realizzate con roccia bianca, rosso e nera prendono vita davanti a me. E perché l’arte non si perda, la insegna paziente anche al nipote: il piccolo Jacob, segue il nonno con occhi grandi e intelligenti.

Anche se i suoi sette anni sognano il boomerang, l’arma più famosa degli aborigeni australiani. È così che, per accontentarlo, lo lanciamo nel verde di Cicada Lodge. “Non è proprio come si vede nei film – mi dice lo zio -: non torna sempre indietro”.

Mentre sorride di un sorriso divertito, proviamo anche la lancia: quella con cui in passato veniva cacciata la selvaggina ma anche i wallabies, i piccoli canguri che oggi saltano sereni dentro e fuori la proprietà.

Poco più in là, le donne della tribù realizzano un cesto con le foglie del Pandanus: lo colorano con frutti e radici, lo cuciono con un osso di canguro e usano il sand palm come filo. Di norma impiegano cinquanta ore per farlo.

Prima che il didgeridoo torni a raccontare la storia dei Jawoyn, il giovane prova ad accendere il fuoco con il vecchio sistema degli aborigeni australiani: sfrega due bastoncini, uno sull’altro. Le mani gli bruciano così tanto che dalla tasca prende l’accendino, e spegne il sogno.

Per approfondire:
Wikipedia
Il sito degli Jawoyn

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